Val Trebbia in moto: un giorno tra Appennino e mare

La Val Trebbia in moto, da Voghera a Piacenza, passando per Bobbio, Chiavari e la Val d’Aveto. 322 km di curve, verde e una carezza di salsedine.

Sono partito presto, con il sole ancora basso e timido. Ero da solo, e questo ha cambiato tutto: nessuno da aspettare, nessuno da inseguire. Solo il mio ritmo. Non per forza lento, ma dolce, guidato, raccordato. Una curva che porta alla successiva senza strappi.

La Val Trebbia è un posto incredibile per andare in moto. I rettilinei sono pochi e il paesaggio non concede mai una pausa di noia. E ad aprile il verde sembra scoppiare: ogni prato, ogni bosco, ogni riva del fiume pare spingere fuori più colore di quanto ne possa contenere.

Val Trebbia in moto: Royal Enfield parcheggiata a bordo strada accanto a un prato verde, colline e campanile sullo sfondo nella luce del mattino
Primo mattino, l’Appennino che si sveglia.

Questo è il giro che ho fatto il 26 aprile. Te lo racconto tratto per tratto, con la traccia da scaricare alla fine.

Val Trebbia in moto: l’itinerario in breve

Serbatoio di una Royal Enfield in primo piano, erba alta e cime dell’Appennino sotto un cielo limpido, nella discesa dal Passo del Penice
Scendendo dal Penice verso Bobbio.
  • Partenza: Voghera
  • Arrivo: Piacenza
  • Distanza: circa 322 km (il mio giro completo da casa, nel Varesotto, è stato di 577 km)
  • Passi: Penice, Scoffera, Forcella, Tomarlo
  • Quota massima: oltre 1.400 metri, tra Tomarlo e Zovallo
  • Periodo migliore: primavera, quando l’Appennino è al massimo del verde
  • Tipo di strada: tutta asfaltata, quasi solo curve

Da Voghera al Penice: le colline si alzano

Si esce da Voghera e in pochi chilometri la pianura lascia il posto alle colline dell’Oltrepò: Salice Terme, Godiasco, Varzi. Poi la strada comincia a salire sul serio verso il Passo del Penice. È il primo vero respiro di montagna della giornata, e arriva presto, quando l’aria è ancora fresca.

Bobbio e la Val Trebbia

Dal Penice si scende su Bobbio. Il borgo, con il suo Ponte Gobbo, merita una sosta: io quel giorno non l’ho fatta, ma te la consiglio. Da qui comincia la parte che dà il nome al giro. La strada segue il Trebbia verso sud, passando da Marsaglia, Ottone, Gorreto, Rovegno e Montebruno.

Val Trebbia in moto: la valle vista dall’alto, versanti boscosi verde brillante e il fiume Trebbia che scorre sul fondo
Il Trebbia, laggiù in fondo alla valle.

Il fiume ti accompagna dal basso, la valle si stringe e si allarga, e le curve si susseguono con un ritmo naturale, quasi musicale. È qui che ho capito perché tanti motociclisti considerano questa valle una delle più belle d’Italia.

Verso il mare: Torriglia, Scoffera, Rapallo

A Torriglia si lascia la valle e si scavalca la Scoffera. Poi si scende lungo la Val Fontanabuona e un ultimo scollinamento porta a Rapallo. Il mare compare all’improvviso. Da Rapallo a Chiavari la costa scorre tra Zoagli e i suoi scorci: Appennino alle spalle e Mar Ligure davanti, nello spazio di pochi chilometri.

Royal Enfield su una terrazza panoramica a Zoagli, con il Golfo del Tigullio sotto un cielo coperto
Zoagli: il primo affaccio sul mare.

Chiavari: un panino sul lungomare

A Chiavari mi sono fermato sul lungomare. Avevo un panino portato da casa e nessuna voglia di sedermi al ristorante. Ero da solo e andava benissimo così. La brezza del mare sembrava una carezza dopo ore di montagna. Poi un caffè, e si riparte.

Spiaggia di ciottoli sul lungomare di Chiavari, frangiflutti e promontorio sullo sfondo
Chiavari, il lungomare del panino.

È una delle cose che il viaggio lento mi ha insegnato: non serve sempre un posto speciale per fermarsi. A volte basta il posto giusto.

Il ritorno: Val d’Aveto e Val Nure

Da Chiavari si risale verso l’interno: Carasco, Borzonasca e poi il Passo della Forcella. Lì mi sono fermato un po’. Niente pranzo: solo un momento per riposare, guardare il paesaggio e la mia moto ferma sul bordo della strada.

Panorama dal Passo della Forcella su una valle verde dell’Appennino ligure, con nuvole basse sulle cime
Passo della Forcella: una pausa per guardare.

Poi la Val d’Aveto, con Rezzoaglio e Santo Stefano d’Aveto. Qui le curve diventano ancora di più. Ad aprile l’asfalto era appena rifatto, perfetto: un toboga di curve senza fine. Si sale fino al Passo del Tomarlo, il punto più alto del giro.

Royal Enfield nel prato fiorito vicino al Passo del Tomarlo, monti della Val d’Aveto e una grande nuvola bianca nel cielo
Verso il Tomarlo, tra i denti di leone.

Da lì si scende per tutta la Val Nure: Ferriere, Farini, Bettola, Ponte dell’Olio. Altri chilometri di curve, che si distendono piano piano fino alle colline piacentine e a Grazzano Visconti, prima di arrivare a Piacenza.

Di solito il ritorno passa più in fretta: stai andando verso casa e la novità si consuma. Questa volta no. Avevo addosso un entusiasmo costante e attento, fino all’ultima curva.

Royal Enfield nell’erba accanto a un ciliegio in fiore, con una parete di roccia dell’Appennino sullo sfondo
Sulla strada del ritorno, tra Val d’Aveto e Val Nure.

Una nota onesta sui chilometri

Io ho fatto la Val Trebbia in moto in giornata, partendo da casa all’alba e rientrando la sera.. Ma sono un motociclista di grande esperienza, e questo non è un chilometraggio per tutti. Oltre 300 km di Appennino, quasi tutti in curva, stancano anche chi è abituato.

Se vuoi viverlo davvero con calma, dividilo in due giorni. Dormire a Chiavari ti regala il mare la sera. Dormire a Santo Stefano d’Aveto ti regala la montagna al mattino. In entrambi i casi il giro cambia natura: da sfida diventa viaggio.

Scarica la traccia GPX

Traccia registrata il 26 aprile 2026. È indicativa: le condizioni stradali cambiano, e la responsabilità di chi guida resta sua. Verifica sempre che il percorso sia percorribile prima di partire.

Se ti piacciono i giri in cui non sai bene dove andrai a finire, leggi anche La Fortuna di Perdersi.

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