Potrei iniziare dicendoti che sono un motociclista. Ma non sarebbe abbastanza.
Potrei dirti che amo le strade secondarie, i tornanti senza fretta, i paesi che non compaiono nelle guide, i tramonti visti da sopra un serbatoio. Ma neanche questo sarebbe abbastanza.
La verità è che questo blog non parla solo di moto. Parla di tempo. Di come lo usiamo. Di come ce lo lasciamo scappare.
Il giorno che ha cambiato tutto
Mio padre se n’è andato a 68 anni. Troppo presto.
Lui le moto non le ha mai amate — eppure fu proprio lui, del tutto a sorpresa, a regalarmi la prima moto vera quando avevo 18 anni. Non so ancora oggi perché lo fece. Forse lo sapeva lui. Quello che so è che con quel gesto mi regalò molto più di una moto — mi regalò una strada, nel senso più largo che quella parola possa avere.
E poi se n’è andato, lasciandomi con quella strada ancora davanti e con una domanda che non avevo mai fatto a me stesso: stavo davvero percorrendola, quella strada? O stavo correndo senza guardarla?
Il problema è che il “dopo” non arriva mai nel momento in cui lo pianifichi. Arriva troppo presto, o non arriva. E nel frattempo hai passato anni a correre — verso una promozione, verso una casa più grande, verso una versione di te stesso che soddisfacesse una lista di aspettative che neanche ricordavi di aver scritto.
Mio padre lavorava. Pensava al futuro. Era responsabile, come si deve. E poi, a 68 anni, il futuro era finito.
Non lo dico per fare del pessimismo. Lo dico perché quella perdita mi ha regalato la cosa più preziosa che si possa ricevere: la chiarezza.
Cosa ho capito
Ho capito che la vita non è un corridoio da percorrere il più velocemente possibile per arrivare in fondo. È una strada — e la strada ha senso solo se la guardi mentre la fai.
Ho capito che le cose che contano davvero non stanno nel futuro. Stanno adesso: nel ritmo interiore che ogni tanto senti e quasi sempre ignori, nella persona che ti è vicina, nelle passioni che rimandi da anni perché “prima devo sistemare”.
Ho capito che rallentare non è una debolezza. È la scelta più coraggiosa che si possa fare in un mondo che ti vuole sempre di corsa.
E la moto — la mia moto — è diventata il posto in cui tutto questo prende forma.
Perché la moto
Non devi guidare una moto per capire quello che scrivo qui.
Ma se sei curioso: quando sei in moto, non puoi fare altro. Non puoi guardare il telefono. Non puoi pensare alla riunione di domani. Non puoi essere da un’altra parte.
Sei lì, sulla strada, con il vento che ti ricorda che esisti.
Le strade che scelgo sono quelle lente — non le autostrade, non i percorsi ottimizzati. Quelle che salgono, che girano, che passano per i centri storici vuoti alle otto di mattina. Quelle dove ogni tanto ti fermi non perché sei arrivato, ma perché c’è qualcosa di bello da guardare.
È un atto di resistenza, in fondo. Contro il tempo che stringe, contro l’utilità di ogni cosa, contro l’idea che arrivare in fretta sia un valore.
A chi scrivo
Scrivo a chi va in moto e riconosce questa sensazione.
Ma scrivo anche a chi non ha mai toccato un manubrio e però, leggendo queste righe, ha sentito qualcosa. A chi la domenica mattina vorrebbe staccare davvero, ma non sa come. A chi ha tutto quello che serve per essere felice e continua a sentire che manca qualcosa. A chi ha perso qualcuno e ha capito, come me, che il tempo è l’unica cosa che non si recupera.
Non ho ricette. Non ho soluzioni. Ho solo strade, e il tempo che mi prendo per percorrerle.
E ogni tanto, qualcosa da raccontare.
Il lavoro? Sì, certo
Non sono un monaco. Ho un lavoro. Ho responsabilità. Ho le mie preoccupazioni.
Non ti dirò di mollare tutto e partire — sarebbe disonesto. La testa sulle spalle serve. Il senso di responsabilità serve.
Ma non deve fermarci di fronte a ogni incertezza. Non deve essere l’unica lente attraverso cui guardiamo la nostra vita.
Il punto non è smettere di correre per sempre. È imparare a scegliere quando correre e quando fermarsi. E fermarsi davvero — non con il senso di colpa, non pensando a cosa perdi. Con la consapevolezza di cosa guadagni.
Dove trovarmi
Su Instagram sono @slow_downnow — foto, strade, qualche riflessione breve.
Se vuoi scrivermi, puoi farlo da qui. Rispondo a tutti, anche lentamente. Soprattutto lentamente.
“La strada non ha fretta di finire.”
— Slow
