Anello in moto tra Lago Maggiore e Lago Ceresio

Cascata di Roggiano in un parco di paese, con Royal Enfield in primo piano per anello in moto

Anello in moto da 152 km, due laghi e una valle

Ci sono giri che si sottovalutano solo perché attraversano luoghi vicini a casa, o perché sulla carta sembrano scontati. E invece è proprio lì che vale la pena tornare a cercare il piacere delle cose semplici: una strada ben fatta, una curva che si ripete, un paesaggio che cambia senza bisogno di andare lontano. Questo anello in moto nasce da quella sensazione. Parte da Buguggiate e in centocinquantadue chilometri attraversa il Lago Maggiore, la Valcuvia e il Ceresio, alternando paesi di lago, strade prealpine, tratti nel bosco e passaggi sull’acqua che cambiano ritmo senza mai diventare eccessivi.

Non è un giro da vivere di fretta. Funziona meglio se lo si prende per quello che è: una giornata facile da organizzare, abbastanza vicina da sembrare quasi ordinaria, ma con abbastanza variazioni da ricordare che anche i percorsi più prossimi possono ancora sorprendere. In questo senso fa coppia naturale con l’anello breve di 88 km sul Lago Maggiore — stessa filosofia, durata diversa.

Dati essenziali

  • Distanza: 152 km
  • Dislivello positivo: circa 2.000 m
  • Tempo di guida netto: circa 4 ore (più le soste)
  • Partenza e arrivo: Buguggiate
  • Zone attraversate: Lago Maggiore, Valcuvia, Lago Ceresio
  • Traccia: disponibile su Kurviger e in formato GPX

Verso il Lago Maggiore

La prima parte del giro scende da Buguggiate verso il Lago Maggiore. All’inizio il percorso ha ancora il passo dei tratti di collegamento: qualche strada più trafficata, qualche attraversamento, quella fase in cui l’itinerario deve ancora trovare il proprio tono.

Poi arriva Angera, e il lago comincia a entrare nel giro.

Lungolago di Angera con alberi capitozzati e Rocca di Angera sullo sfondo, Lago Maggiore

Qui il paesaggio si apre. L’acqua allarga la vista, la guida si distende e il giro prende un ritmo diverso. Non è ancora la parte più guidata dell’anello, ma è il primo vero respiro: il momento in cui capisci che non serve andare lontano per cambiare prospettiva.

Da Angera si prosegue verso Ranco, uno dei punti più naturali per una sosta breve. Il lungolago, il porto, gli alberi ordinati lungo la strada: tutto è semplice, quasi essenziale. È una fermata che non ha bisogno di diventare evento. Basta un caffè, qualche minuto davanti all’acqua, e poi si riparte.

Royal Enfield parcheggiata sul lungolago di Ranco con il porto sul Lago Maggiore

Ranco segna anche un piccolo cambio di carattere. Fino a qui è stato il lago a guidare il percorso. Da qui in avanti, poco alla volta, sarà la strada a prendersi il centro.

Prima di entrare nel bosco, il giro passa ancora vicino al Lago Maggiore, nella zona di Porto Valtravaglia. È uno degli ultimi momenti in cui l’acqua resta davvero presente nel paesaggio: il lago, le montagne, la luce più aperta prima che la strada cambi completamente carattere.

Vista del Lago Maggiore da Porto Valtravaglia con le Alpi sullo sfondo

La salita di Roggiano

Salendo verso Roggiano, il giro cambia passo.

La strada si stringe, entra nel bosco e inizia a girare continuamente, a destra e a sinistra, quasi senza lasciare spazio a un rettilineo. Non è una strada da fare forte. Anzi, probabilmente il modo peggiore per affrontarla sarebbe proprio quello di volerla “fare”. Va seguita, curva dopo curva, lasciando che sia lei a decidere il ritmo.

È una di quelle strade che sembrano uscite da un racconto di fantasia. Il bosco è fitto, bellissimo, e in alcuni punti sembra chiudersi sopra l’asfalto. Il sole passa tra le foglie e crea una luce particolare, quasi sospesa, che cambia a ogni curva. Non c’è bisogno di grandi panorami: in quel tratto il paesaggio non si apre, ti avvolge.

Ed è proprio lì che il giro trova il suo momento migliore. Dopo il respiro del Lago Maggiore, questa salita porta tutto in una dimensione più raccolta. Meno vista, più presenza. Meno apertura, più strada.

La salita verso Roggiano è probabilmente il cuore dell’anello. Non perché sia lunga o difficile, ma perché resta impressa. È stretta, continua, verde, piena di curve, e ha quella luce che rende tutto un po’ più lento. È il tipo di strada che, quando finisce, ti fa venire voglia di girarti e rifarla al contrario.

La copertina nasce da qui, dalla zona di Roggiano, dove il bosco e l’acqua rendono il paesaggio più nascosto e inatteso. Non racconta tutto il giro, ma ne dice bene lo spirito: niente di spettacolare in senso classico, nessun effetto speciale. Solo un punto vicino, semplice, che però ti ricorda perché valeva la pena passare proprio da lì.

Dopo Roggiano, il percorso continua verso la Valcuvia e Cunardo. Il lago ormai è alle spalle; resta la parte più interna del giro, quella che accompagna naturalmente verso una pausa prima di scendere, più avanti, in direzione del Ceresio.

Cunardo arriva come punto naturale di sosta. Dopo la parte più guidata e prima della discesa verso il secondo lago, fermarsi qui permette al giro di respirare. Non è solo una tappa comoda: è il punto in cui l’anello cambia metà.

Il Ceresio e il ritorno

Da Cunardo si scende verso Lavena Ponte Tresa e poi verso il Ceresio, sponda italiana del Lago di Lugano. Anche qui il paesaggio cambia ancora. Il Maggiore è più aperto, più ampio, più luminoso. Il Ceresio è più raccolto, più verticale, spesso stretto tra acqua e montagna.

Lavena Ponte Tresa introduce questa seconda parte lacustre. Poi Brusimpiano e Porto Ceresio accompagnano il percorso con un ritmo più calmo, fatto di scorci brevi e aperture improvvise. Non è la stessa guida della salita di Roggiano, ma è un finale coerente: meno bosco, più acqua; meno curve serrate, più respiro.

Royal Enfield sul lungolago di Porto Ceresio con vista sul Lago Ceresio

Porto Ceresio è un buon punto per fermarsi prima del rientro. Da qui il giro ha già mostrato quasi tutto: il Lago Maggiore, la valle, il bosco, il secondo lago. Manca solo la chiusura dell’anello.

Il ritorno attraverso Brinzio riporta verso l’interno, lontano dall’acqua e di nuovo dentro il paesaggio prealpino varesotto. È una conclusione sobria, senza bisogno di alzare il tono. Dopo due laghi e una valle, serve una strada che accompagni verso casa.

Ed è forse questo il pregio più grande del giro: non prova mai a essere più grande di quello che è. Centocinquantadue chilometri, luoghi vicini, una giornata facile da organizzare.

Eppure, messi insieme nel modo giusto, quei chilometri diventano qualcosa di più di un giro breve.

Diventano un promemoria.

Che non sempre serve andare lontano per ritrovare il piacere di guidare.

Traccia del percorso

Il percorso completo può essere aperto su Kurviger oppure scaricato in formato GPX.

Clicca e apri il percorso su Kurviger!

File GPX: clicca e scarica la traccia GPX

Qualche nota pratica: nei fine settimana e nella bella stagione i tratti sui lungolaghi possono essere più trafficati; la salita da Porto Valtravaglia a Roggiano va affrontata con calma, perché è stretta e molto guidata; Ranco, Cunardo e Porto Ceresio sono i punti più naturali per dividere il giro in soste.

Il percorso dà il meglio se non viene vissuto come una sequenza di chilometri da chiudere, ma come un anello da assaporare.

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